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sabato 4 novembre 2017

"Siano" quello che .... fissa la tela e ha la Stendhal! Pt. I

L’amore viene dalla somiglianza
 
In campo artistico, a partire dalle prime avanguardie storiche, il linguaggio dell’arte ha subito una forte scossa e alcune regole della tradizione classica vengono modificate e altre completamente eliminate: nella rappresentazione viene abbandonato il principio dell’imitazione, vengono introdotti materiali quotidiani nella realizzazione delle opere, iniziano a essere utilizzate nuove tecniche.
Al Salon des Indépendants del 1910 accade una vicenda grottesca che rende bene lo smarrimento venutosi a creare in seguito ai forti cambiamenti di quel periodo. 
Tra quelli presenti, il dipinto che suscita più sorpresa è "Et le soleil s'endormit sur l'Adriatique" di un artista di origine italiana, che scimmiotta e imita “Impression, Soleil levant " di Claude Monet che, nella mostra del 1874 diede il nome all'Impressionismo.



Il dipinto di Monet è una pietra angolare della pittura moderna, realizzato con una tecnica a piccoli tocchi di colore posati liberamente sulla tela, senza direzione univoca, con lo scopo di ricreare l’atmosfera brumosa di un’alba. Il quadro è tutt’altro che descrittivo: le sagome di navi, banchine, ciminiere, gru s’innalzano indistinte nella foschia. Con la sua pittura vaga e indistinta, Monet voleva evocare la visione poco chiara (o impressione) del risveglio, nel momento in cui l’occhio a stento distingue le forme ed è colpito dalle luci più intense. Si tratta di un approccio rivoluzionario, destinato a mutare l’impostazione dell’arte tradizionale: Monet si impegna nella difficile impresa di riprodurne la transitorietà dell’impressione fugace e irripetibile lasciata in chi l’osserva.

L'autore di Et le soleil s'endormit sur l'Adriatique, di contro, realizza una tela di soli colori vivaci e di ombre posizionate e stese, a detta di molti, con mirabolante maestria (?). 

I colori sono violenti e accesissimi, e riuscitissimo è il contrasto fra i bagliori infuocati del cielo e l’azzurra oscurità del mare sottostante; a enfatizzare questo clima infiammato sono anche le pennellate nervose e distorte, ripetute con rapidi tocchi e dall’andamento incoerente.
Le reazioni sono state discordanti. Nell’impeto delle pennellate e nella forza dei colori, c'è qualcosa che coglie nel segno. Sono sati numerosi coloro che hanno mostrato di apprezzare il dipinto (qualcuno vi ha visto l'influenza di Vincent Van Gogh o lo spirito dei primi espressionisti).  E, c'è chi, certamente, è rimasto stupito e perplesso per una tela "troppo astratta”.
Insomma il dipinto e il suo pittore avevano sollevato non poche controversie: alcuni critici del tempo lo trovavano geniale, altri invece molto mediocre. 
"Il pittore", dicevano, "senza dubbio farà strada, fino a raggiungere le vette dell’arte moderna". "Ricordemo questo artista: grande maestro della modernità".
Se lo ricorderanno! In effetti, vanno in estasi. Criticano. Trovano che è un po’ fauve per quanto riguarda il cielo, di forme vaghe, troppo impregnato della personalità del pittore, enigmatico se non simbolico: che cosa rappresentano queste tracce rosse al centro della tela: una nave in fiamme, il riflesso della sfera infuocata del sole? 


Ma la domanda che tormenta tutti è chi sia l' ARTISTA MISTERIOSO (impareggiabile, inarrivabile, altro, raro, ineffabile, ineguagliabile, originale,  semplice, singolare, esclusivo,  atipico, vero, strano,  diverso,  eccezionale, straordinario, particolare,  senza pari, inimitabile, differente, insolito, lontano, nuovo,  assurdo, buffo, sospetto, stravagante, formidabile, grandioso, estremo, forte, audace, autentico, bizzarro, originario, primitivo, caratteristico, irregolare) che coi suoi colpi lascia il segno e che è capace di dipingere con tale intensità. 
  
In sostanza, come diceva il caro vecchio Omero, il fascino dell’ignoto domina tutto. 
(Insomma, come avrete capito muoio dalla voglia di sapere chi è l'artista che ha dipinto questa tela? che faccia ha? cosa mangia?  

Mi contraddico, ma lo faccio cosi spesso che questo fa di me una persona coerente!

A ogni buon conto, per saperne di più, conviene seguire la vicenda sulla prossima puntata. To be continued....

lunedì 23 ottobre 2017

Tutto cambia, stando fermi!

Tutta la storia non è che una lunga ripetizione: un secolo plagia l’altro. (Victor Hugo)
Non vi è nulla di male nel ripetere una buona cosa. (Platone)

Warhol, parlando di De Chirico afferma: "Mi piace la sua arte e poi quell'idea di ripetere sempre e sempre gli stessi dipinti. Ha ripetuto le stesse immagini per tutta la vita: credo che l'abbia fatto perché gli andava di farlo e considerava la ripetizione un mezzo per esprimersi. Quello che lui ripeteva regolarmente anno dopo anno, io lo ripeto lo stesso giorno nello stesso dipinto.....Non è la vita stessa una serie di immagini che cambiano col loro stesso ripetersi?” 

Nel 1964, Andy Warhol gira il film Empire costituito da una sola inquadratura  fissa dell'Empire State Building di New York, ripresa da una stanza del 41° piano del Rockefeller Center: viene filmato dalle 8:06. alle ore 2:42, dal 25 al 26 luglio 1964. Il film di otto ore e cinquanta minuti (La velocità di registrazione era di 24 fotogrammi al secondo, ma il film viene proiettato a 16: di conseguenza, sebbene sia stato girato in 6 ore e 36 minuti, il film dura 8 ore e 5 minuti quando viene riprodotto), manca di una narrazione tradizionale o di personaggi. Il passaggio dalla luce del giorno all'oscurità diventa la narrazione del film, mentre il protagonista è l'edificio icona della città di New York City. Warhol ha allungato il tempo di esecuzione, proiettando il film a una velocità di 16 fotogrammi al secondo, più lento della velocità di scatto di 24 fotogrammi al secondo, rendendo così la progressione all'oscurità quasi impercettibile. Secondo Warhol, il punto di questo film è quello di "vedere il tempo scorrere".
Warhol: "Nel mio film volevo dipingere con un mezzo nuovo: il mio scopo è di realizzare una natura morta cinematografica. La luce cambia ma l'Empire State Building resta fermo".
In questo film-quadro non ci sono movimenti di cinepresa, non esiste montaggio. Empire è insopportabile e ossessivo. Tempo che scorre dilatato, storia di un luogo, incantamento, fissazione, estrema lentezza dilatata. Nessun attore, nessuna messa in scena, solo trascorrere del tempo. Dal chiarore del giorno al buio della notte. Un edificio fermo, eppure instabile sotto la luce. A mutare è solo l'atmosfera tremolante che avvolge l'edificio.
L'edificio viene creato nell'atto di filmarlo, e percepiamo sempre più dettagli.

Forse, involontariamente, Warhol ripercorre il lavoro della serie dedicata da Monet alla cattedrale di Rouen. Come Monet, Warhol indugia sul passare del tempo e sui mutamenti della luce. Suggerisce sottili oscillazioni dell'aria e visione nebulose. Come Monet ci fa percepire l'aria del luogo, l'atmosfera che circonda l'edificio. In entrambi gli artisti, l'architettura si smaterializza, le superfici assorbono e rinviano trame di luce.  

Le "Cattedrali di Rouen" segnano davvero il vertice concettuale della luce.
E dunque Monet, nel 1892, affitta una stanza di fronte alla facciata occidentale della cattedrale di Rouen, per dipingerla e ridipingerla lungo tutto il corso del giorno, per catturare l’evoluzione luminosa che investiva quella pietra, quella superficie tutta da svelare. Ne nacquero almeno cinquanta identiche ma distintissime tele, clonate e variegate in ogni singola ora da inaspettati effetti cromatici: corposi, densi o rarefatti, trasparenti, chiari, abbaglianti.
C’è qualcosa di angosciante in questa decisione di Monet/Warhol di ritrarre un edificio. Lavorando in serie, Monet/Warhol non si fermano su ciò che vedono, ma sull’atto di vedere, un processo mentale, che è soggettivo, sempre in mutamento. Vedere la veduta. La grande rivoluzione dell’arte moderna era compiuta: cambiare la visione percettiva in visione cognitiva. 

Il tempo non va misurato in ore o minuti, ma in trasformazioni.

Non vi è nulla di più astratto del reale!

Tutto ciò che c'è c'è già. Allora nei miei pezzi che si fa? Renderò possibile l'impossibile fino a rendere possibile la realtà...